Psiche e pellicola – Il buon cattivo: Lorne Malvo

lorne malvo, tra i cttivi più fmosi dei film dei fratelli coen

Un testo del Dott. Nicola Zingaro

In ogni film, serie tv o romanzo, come del resto nella vita, abbiamo dei personaggi ricorrenti. Il più ovvio, naturalmente, è la figura dell’eroe. Ampliamente discussa e studiata, non è mai riuscita ad attirare il mio interesse. Infatti ritengo che il personaggio più interessante sia sempre l’antagonista. Di antagonisti famosi ne conosciamo parecchi, dai dinosauri di Jurassic Park ai nazisti in ogni film ambientato durante la seconda guerra mondiale. James Bond ne ha conosciuti svariati, Neo di Matrix solo uno che si è moltiplicato, Marty McFly ha potuto incontrare tre generazioni dello stesso cattivo.

Ma cosa rende un cattivo un vero cattivo?

Non si tratta solo di saper uccidere o creare scompiglio, ciò che rende un cattivo qualcuno per cui fare il tifo è la sua intelligenza, il suo modo di fare. Prendiamo ad esempio il magistrale Joker interpretato da Heath Ledger: cosa vuole? Anarchia, caos, vuole divertirsi. Sarebbe impossibile non fare il tifo per lui, con il suo sarcasmo e i suoi giochi di parole che ingannerebbero chiunque è riuscito a conquistarsi il pubblico meglio di Bruce Wayne.

Ma analizziamo un altro tipo di cattivo: omicida, ricattatore, comico e camaleontico. Il suo nome è Lorne Malvo, principale antagonista della prima stagione di Fargo. Molti sicuramente lo ricordano per un atto che si vede raramente in tv e che chiunque commetta viene segnato nella mente del telespettatore e cancellato: ha ucciso un cane! Il cane nei film, qualunque razza o indole abbia, viene sempre visto come indifeso e portatore di purezza (basti pensare al ruolo importantissimo che riveste il cane in Io sono leggenda). Nonostante questo non viene odiato, ma solo stimato e apprezzato. Questo fa capire il ruolo importantissimo che riveste e le mille sfaccettature della sua personalità. Ha un bel senso dell’umorismo, anche se piuttosto macabro e la sua grande intelligenza lo allontana dal ruolo del cattivo stereotipato per arrivare ad essere un vero avversario molto impegnativo.

Cosa distingue Malvo da altri cattivi dal grilletto facile? Nessuno mette in dubbio il fatto che egli possa tirare fuori una pistola e uccidere chiunque voglia, ma non lo fa. Preferisce il dialogo, un dialogo non bilaterale, ma unilaterale. Quando egli parla si impone come superiore rispetto all’altro, riuscendo a portare la conversazione esattamente dove egli vuole.

Quando riceve i nuovi documenti e realizza di dover interpretare un prete comincia ad unire all’ironia anche significati religiosi, questo fa capire l’aspetto camaleontico del personaggio e come egli non sia solo un semplice mercenario.

Parlando di lui mi viene in mente il personaggio di Anton Chigurh, killer psicopatico di Non è un paese per vecchi. Anche se utilizza meno l’ironia rispetto a Malvo, credo che i due abbiano molti aspetti in comune e solo uno che li rende totalmente diversi. Chigurh utilizza una moneta per fa scegliere alle sue vittime se vivere o morire (una specie di Duefacce molto più inquietante).

“Te lo stai giocando da quando sei nato, solo che non lo sapevi. Sai che data c’è su questa moneta? 1958. Ha viaggiato 22 anni prima di arrivare qui. E adesso è qui, ed è o testa o croce. E devi dirlo tu, scegli.”

I fratelli Coen hanno creato un capolavoro pieno di spunti di riflessione. Memorabile questa scena del film in cui gioca una partita a testa o croce con l’ignaro proprietario di una stazione di servizio che lo aveva “stuzzicato”. Il personaggio di Javier Bardem è incapace di provare emozioni.

Cosa sta offrendo con questa partita a testa o croce? È interessante notare come lui non abbia mai specificato nulla, ed è proprio questo l’elemento che ha messo in agitazione l’altro giocatore. Nei suoi occhi si può leggere la paura. Non sa cosa c’è in ballo eppure è costretto a scegliere. Nella mia immagine quello che rappresenta è una sorta di vita futura per il proprietario. Se sceglie bene potrà continuare a vivere, ma se sceglie male cosa succederà? Chigurh non lo esplicita, anche se sappiamo benissimo a cosa si riferisce.

Quindi entrambi i personaggi sono violenti, ma preferiscono prima parlare per imporre la loro differenza.

Qual è allora la differenza? Per capirlo meglio basta citare l’indovinello che fa Malvo:

“Sapevi che l’occhio umano vede più sfumature di verde che di ogni altro colore? E la domanda che ti faccio è: perché?”

Cosa fa capire questo? Fa capire che Malvo, a differenza di Chigurh è sempre estremamente lucido e si rende conto della sua posizione, si rende conto di essere, si rende conto del fatto che lui è mortale. La risposta all’indovinello che danno nella serie è:

“Per via dei predatori. Ehm, noi discendiamo dalle scimmie, no? E nei boschi, nella giungla, è tutto verde. Per non essere mangiati dalle pantere e dagli orsi noi… noi dovevamo poterli vedere anche tra l’erba, gli alberi.”

Gli uomini sono anche prede di altri uomini e Malvo, al contrario di Chigurh, sa di essere una preda. Allora cosa fa? Tutto quel sarcasmo, quell’umorismo, quel suo modo di parlare e le cose che dice sono meccanismi di difesa per salvare se stesso. Il fatto che Chigurh usi come simbolo la moneta per la vita fa capire che comunque ha una forte intelligenza, ma l’immagine che ha di sé è distorta perché lui ha creato intorno alla sua persona un alone di invincibilità. Non si rende più conto di essere umano.

Cos’altro li accomuna? Il fatto che non si capisce per quale motivo agiscano e cosa vogliono. Entrambi vogliono rimanere nell’anonimato ed è proprio questo che da loro spessore e consistenza, il fatto che il pubblico è attratto dalla loro storia, dal sapere perché sono diventati così.

Analizzando il personaggio di Malvo da un punto di vista psicologico, e nello specifico dell’Analisi Transazionale il risultato è interessante.

L’Analisi Transazionale immagina una persona suddivisa in tre istanze di cui è consapevole: il genitore (che incarna i significati normativi), l’adulto (che è la persona nel qui ed ora) e il bambino (che rappresenta l’emotività). Fondamentale all’interno dell’Analisi Transazionale è il concetto di transazione, ossia lo scambio che si crea tra due persone. Quando una transazione può continuare? Quando le due persone che la stanno mettendo in atto prendono le parti complementari dell’istanza, ad esempio adulto-adulto o genitore-bambino. Il genitore e il bambino, parlando in un’ottica funzionale, possono assumere a loro volta delle funzioni: genitore normativo (che da regole), genitore affettivo (che da cure), bambino adattato (che segue le regole) e bambino libero (che mostra emotività). La transazione che Malvo crea con chiunque egli parli è del tipo Genitore normativo – Bambino adattato. Il personaggio di Malvo è in grado di far diventare l’altro un bambino che pende dalle sue labbra, con le parole fa capire che può diventare violento, ma non vuole. Riesce a convincere un giovane a fare un dispetto alla madre e poi avvisa la madre, creando il caos e divertendosi.

Per quanto riguarda invece il concetto di preda e predatore e quindi di autoconservazione possiamo dire che per tutta la durata della nostra vita noi ci evolviamo e creiamo delle rappresentazioni di noi stessi sulla base di ciò che abbiamo vissuto e di ciò che ci è stato dato dalle nostre figure di riferimento.

Secondo Sullivan l’uomo ha quattro caratteristiche che ci aiutano a definirci:

  • il sé autoriflettente (la società diventa uno specchio per la persona, che capisce di essere se stesso sulla base di come gli altri lo vedono),
  • il confronto sociale (l’idea di sé è influenzata da chi ci circonda),
  • le differenze sociali (dato che formiamo noi stessi anche in base a ciò che ci differenzia dagli altri),
  • l’assunzione di ruolo (il modo in cui viviamo ogni giorno ci definisce).

La nostra immagine è quindi l’interazione di queste caratteristiche che, ovviamente, ha bisogno di sostenersi e di autoconservarsi.

Malvo mette in pratica questi istinti e si autoconserva e si difende, ma come funziona questo processo? La psicologia sociale insegna che esistono delle strategie cognitive che ci permettono di mantenerci uniti:

  • l’attenzione orientata (diamo credito solo alle informazioni che ci confermano le teorie che abbiamo su noi stessi),
  • l’interpretazione orientata (diamo una lettura dell’altro sulla base di ciò che noi ci aspettiamo e pensiamo di noi stessi),
  • la scelta delle compagnie (dove scegliamo le persone che ci circondano individuando quelle che ci giudicano come noi ci giudichiamo).

Per quanto riguarda quest’ultimo punto potremmo paragonarlo al caso di Malvo. È vero che scegliamo le persone sulla base di come noi ci vediamo, ma è anche vero che noi ci presentiamo in un determinato modo. Malvo si presenta sempre come giudicante sugli altri e crea la sua immagine di sé. Tutti quelli che incontra e con cui scambia più di due parole lo vedranno esattamente come lui vuole farsi vedere, Malvo sceglie le sue cavie per continuare a costruire una valida ed efficace immagine di sé. Malvo però sa di essere anche umano e quindi fragile e non tralascia il fatto che comunque egli stesso può diventare da un momento all’altro vittima di sé stesso.


Scilligo, P. (2009). Analisi Transazionale Socio-Cognitiva. Roma: LAS.

Sullivan, H. (1972). Teoria interpersonale della psichiatria. Milano: Feltrinelli.