Tiziana Cantone: un caso di lapidazione 2.0

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Tiziana Cantone: un caso di lapidazione 2.0

Navigando un po’ sul web, oggi è impossibile non imbattersi nella notizia riguardante il caso di Tiziana Cantone, una ragazza di origine campane che ha tradito il compagno con un altro uomo dal quale si è fatta volontariamente riprendere durante alcune performance di carattere sessuale. L’uomo in questione ha poi, di sua iniziativa, diffuso il materiale video sul web.

Ovviamente nel giro di poche ore il video è diventato virale ed è stato visto e condiviso da milioni di persone, rendendo uno delle centinaia di tradimenti che si consumano ogni giorno nel mondo un affare pubblico.

Nel corso dei mesi sono sbucati gruppi Facebook, negozi di gadget e tutto quello che di solito accompagna chiunque che per un certo periodo diventa un vero e proprio “idolo del web”.

In tutto questo la vita di Tiziana Cantone è stata distrutta, ha dovuto cambiare casa, lavoro e se avesse potuto, avrebbe cambiato anche faccia. Pur essendosi trasferita in Toscana, la sua “fama” era ormai di carattere nazionale, la ragazza è quindi caduta in uno stato depressivo piuttosto forte, sentendosi ormai impossibilitata nel cambiare una situazione che aveva distrutto la sua immagine di fronte ad un intero paese.

C’è stata, nel frattempo, una denuncia presentata contro la persona che aveva diffuso i video in questione, la sentenza del processo era arrivata pochi giorni fa ed imponeva la rimozione completa da Internet delle diverse copie del suo video e delle pagine che ne parlavano sui vari social network. Sembrava la giusta conclusione di una vicenda che era diventata qualcosa di assurdamente enorme e pesante.

Ma ormai era troppo tardi, ieri è infatti arrivata la notizia del suicidio di Tiziana Cantone che, evidentemente, non ha retto alla gogna mediatica alla quale ormai da un anno si sottoponeva giornalmente ed ha deciso di porre fine alla sua vita impiccandosi.

Non appena diffusasi la notizia della morte di Tiziana Cantone, come in una canzone di De Andrè, il popolo del web in massa si è mobilitato per condannare e punire quella che ormai era diventata la puttana d’Italia, vedendo nel suo ultimo gesto la giusta punizione per il suo disgustoso adulterio.

Quella a cui stiamo assistendo in queste ore è una vera e propria lapidazione 2.0, identica in tutto e per tutto a quelle che così violentemente vengono condannate sui social stessi che oggi condannano Tiziana. Quante petizioni ci sono arrivate per fermare la lapidazione di questa o quell’altra donna che, tradito il marito, nei paesi Arabi veniva condannata a morte tramite lapidazione? Quante volte ci siamo scagliati con forza contro una cultura che uccide in maniera così becera colei che ha si compiuto un gesto sbagliato, ma che non può assolutamente essere punito in quel modo?

Quanto spesso ci siamo sentiti i buoni, quelli del “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” che difendono gli innocenti dai cattivi che lapidano le donne?

Ebbene, come troppo spesso accade, un comportamento come quello rilevato ci deve portare a fare una profonda riflessione su quelle che sono le ipocrisie, i moralismi e la rabbia che spesso guidano i nostri gesti. Emozioni continuamente represse dietro un’identità social costruita per convincere tutti che la nostra vita è fantastica, la nostra coppia eccezionale ed il nostro cuore grande e disposto ad aiutare chiunque subisca una ingiustizia.

Finché si tratta di mettere una bandiera come foto del profilo, di scrivere messaggi di sostegno in francese per qualcosa che è socialmente accettato siamo tutti d’accordo, ma quando un gesto va contro la nostra morale (o almeno quella morale che mostriamo di seguire pubblicamente), nascosti dietro ad una tastiera e mischiati in mezzo alla massa di webeti, ci dimostriamo uguali se non peggiori degli aguzzini condannati soltanto qualche giorno prima.

E così il suicidio di una ragazza disperata diventa la giusta maniera di lavare i suoi peccati.

Ed il dubbio con cui mi appresto ad incominciare questa nuova giornata è che negli ultimi duemila anni di storia l’illusione di un’evoluzione sia soltanto servita a mascherare un oblio spirituale che da sempre avvolge la gran parte di noi.

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel tempio,

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può più dare cattivo esempio.

 

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie,

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto.

 

E rivolgendosi alle cornute

le apostrofò con parole argute:

“il furto d’amore sarà punito-

disse- dall’ordine costituito”.

 

De Andrè (Bocca di Rosa)