Respiro Circolare: la prima seduta

corso di respiro circolare

Capitolo 6: La prima seduta di respiro circolare

La maggior parte delle persone durante la prima seduta di respiro circolare sperimenta sensazioni molto intense, a volte piacevoli e a volte meno. Durante il respiro ci troviamo ad affrontare fasi di sblocco intense e ci confrontiamo con le nostre resistenze più profonde; le persone che maggiormente tendono al controllo (il 90%)  possono sperimentare sensazioni di formicolio alle mani, attorno alla bocca o in altre parti del corpo e una sensazione di corrente vibrante in tutto il corpo. A volte questo formicolio alle mani può trasformarsi in un irrigidimento più forte o in una vera e propria sensazione di paralisi. Di fronte a questo tipo di sensazione, la persona che si lascia andare emotivamente o che ha un qualche tipo di insight psicologico, vede dissolversi la paralisi molto rapidamente e si passa da una sensazione di tensione ad una molto più piacevole condizione di rilassamento estatico.

Comunemente si crede che iperventilandosi vengano indotti una serie di sintomi legati all’iperossigenazione; capita ancora oggi che i soggetti con attacchi di panico vengano fatti respirare dentro una bustina per ridurre al minimo l’ossigenazione, anziché consentire loro di attraversare queste fasi che al loro interno contengono grande potenziale terapeutico. Il rapporto tra respiro ed emozioni represse è invece evidente quando constatiamo che una persona che ci appare molto tesa e rigida durante le prime fasi di una seduta di respiro, si libera improvvisamente di ogni sintomo si lascia andare entrando in contatto con le emozioni che con il tempo ha represso. La rigidità di alcune parti del corpo si dissolve istantaneamente non appena la persona permette al suo rimosso di manifestarsi. Ricordiamoci inoltre che, dopo alcune sedute (4-5), tali fenomeni non compaiono più.

Secondo la filosofia orientale, l’irrigidimento corporeo è un indicatore della presenza di blocchi energetici che si generano quando l’energia inizia a farsi strada attraverso i circuiti del sistema nervoso e pranico (nadi).

Durante il corso della seduta si passa rapidamente da sensazioni più o meno sgradevoli a momenti di consapevolezza e gioia profonda, si passa dal sentirsi intrappolati in un corpo rigido e non accogliente al sentire il corpo stesso dissolversi in una vibrante energia, dal ricordo minuzioso di un evento al vuoto più assoluto, dal passare in rassegna tutti i propri problemi a momenti di intuizione profonda e risoluzione di molti dei nodi significativi della propria vita.

È frequente che durante una seduta di respiro ci si lasci andare ad episodi di commozione, soprattutto durante le prime sedute che generalmente sono le più intense. Quando si presenta una sensazione particolarmente intensa è consigliato attendere che si dissolvano in maniera naturale, come detto infatti ad esse segue sempre una fase di profondo rilassamento che ci accompagna fino alla conclusione della seduta lasciandoci addosso sensazioni di carattere estatico accompagnate solitamente da un profondo senso di liberazione.

Tutti i sintomi negativi sopradescritti non sono mai pericolosi o insopportabili e inoltre solitamente spariscono dopo le prime tre o quattro sessioni sino a che la maggior parte delle emozioni esperite durante una sessione sono di benessere e vitalità. È a questo punto che la persona può rendersi conto che dentro di lei qualcosa è già profondamente cambiato.

Dopo le prime sedute, quindi, le sensazioni di carattere corporeo lasciano spazio a percezioni interiori, ricordi ed immagini. Pensieri lucidi e spesso a carattere chiarificatorio attraversano velocemente la nostra mente. Cominciano a diventare frequenti i primi contatti con il sé e le esperienze transpersonali di carattere meditativo.

Si passa quindi durante il corso delle sedute da una maggiore presenza di sensazioni fisiche a sensazioni sempre più ottili e rarefatte.

Respiro, catarsi e tempo

Durante le sessioni di respiro la catarsi si manifesta per la liberazione di tutte le tensioni trattenute dal nostro inconscio che normalmente impediscono il fluire libero dell’energia vitale con gravi conseguenze sul nostro umore. Alle volte durante la respirazione possono tornare a galla traumi rimossi con annessi tutta una serie di particolari che non ricordavamo di aver memorizzato, si ha la sensazione di poter osservare l’accaduto in uno spazio-tempo dilatato che ci consente di dare la giusta lettura della situazione. Continuando a respirare, una volta sfogate le tensioni, veniamo colti da uno stato di oceanica serenità e, talvolta, possiamo assistere a fenomeni di dilatazione della coscienza che ci danno la sensazione di essersi liberati dei fardelli che da troppo tempo portavamo con noi.

Tramite l’utilizzo del respiro circolare cerchiamo di raggiungere la consapevolezza della differenza che esiste tra realtà e pensiero, tra fatti ed interpretazione, tra mappa e territorio. Ci rendiamo conto di essere prigionieri delle parole, dei condizionamenti del nostro passato e delle nostre aspettative verso il futuro. Comprendiamo di vivere sospesi tra passato e futuro senza essere mai presenti a noi stessi nel qui ed ora, di vivere dolori per cose trapassate e angosce per cose non ancora accadute, senza riuscire a vivere il presente.

Nessuno come Krishnamurti ha spiegato chiaramente l’importanza che ha la comprensione del tempo ai fini di una vita felice; concludo quindi questa breve guida al respiro con due passi tratti dalle sue opere che daranno a chi legge moltissimi spunti di riflessione per proseguire il proprio percorso di conoscenza.

  • Il tempo è come un fiume che scorre incessantemente, ma l’uomo lo ha diviso in tre parti: il passato, il presente e il futuro. Il passato è un pesante fardello e il futuro non si conosce. Dando importanza alla vita, una vita che non ha alcun senso, alcuno scopo, alcuna bellezza, l’uomo dice: “Cerchiamo di vivere nel presente” e inventa una filosofia di vita del presente. Ma, per vivere nel presente, l’uomo deve capire il passato e il futuro. E’ un movimento, non potete prendere questo fiume e dire: “Io vivo solo lì”; è come un fiume che scorre, e l’uomo è prigioniero di questo flusso di tempo. A meno che non ci sia una fine del tempo, non ci sarà nessuna fine del dolore.

 

  • In questo preciso istante, mentre sono seduto qui, non ho paura; non ho paura nel presente, non mi sta accadendo nulla, nessuno mi minaccia né mi sta rubando nulla. Ma al di là di questo momento attuale, c’è un livello più profondo che consciamente o inconsciamente pensa a quello che potrebbe accadere in futuro o si preoccupa che qualcosa del passato mi possa sconvolgere. Perciò ho paura sia del passato che del futuro. Abbiamo diviso il tempo in passato e futuro: il pensiero interferisce dicendo: “Stai attento che non ti succeda di nuovo.” oppure: “Pensa al futuro, potrebbe essere pericoloso per te, adesso hai qualcosa, ma potresti perderla. Potresti morire domani, tua moglie potrebbe lasciarti, potresti perdere il lavoro, potresti non diventare mai famoso, potresti rimanere solo. Vuoi sentirti assolutamente sicuro del domani”.

 

  • Ogni essere umano è intrappolato nel tempo. Non sto parlando del tempo dell’orologio, del tempo cronologico che influenza il pensiero, ma del tempo ad un livello differente, il tempo come un movimento del passato infinito che si muove attraverso il presente verso un futuro. Finché sono intrappolato in tutto questo, non vi è fine al dolore. Dico a me stesso che domani sarò felice, fuggirò dallo squallore del presente, dal profondo disagio psicologico interiore che produce sofferenza. Gradualmente lo supererò, lo dimenticherò, lo razionalizzerò, ne fuggirò oppure inventerò qualche speranza futura. Ma, per porre fine alla sofferenza, devo comprendere il tempo. Il tempo deve giungere a una fine, perché il pensiero ha creato il dolore, il pensiero è tempo, il pensiero dice: “Mi sento solo, non so come cavarmela, non sono amato, la mia ambizione e la mia capacità non sono appagate; devo avere il tempo di realizzarle, tempo per conquistare, per diventare, per cambiare.

 

 

Elenco delle fonti

  • Krishnamurti: Libertà dal conosciuto.
  • D’Orlando: Intelligenza emotiva e respiro circolare.
  • K. Zinn: Mindfulness per principianti.
  • K.Zinn: Vivere la vita momento per momento.
  • F. Gallerani: Il sé trasparente.
  • Grof: La nuova psicologia.
  • Leonard, P. Laut: Rebirthing.
  • D. Goleman: Intelligenza emotiva.

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