Meditare in Spiaggia

Ovvero: come instaurare una pratica meditativa solida in vacanza.

Agosto solitamente è tempo di vacanze, il momento in cui finalmente riusciamo a rallentare le routine che caratterizzano il nostro quotidiano, per dedicarci a quello che ci piace di più.

Ma le vacanze possono anche essere un momento per acquisire nuove routine, possiamo infatti utilizzare il tempo libero a nostra disposizione per far radicare qualche sana abitudine che durante l’anno, presi come siamo dal fluire caotico delle nostre vite, non troviamo il tempo di sperimentare.

Ad esempio, per quanto possa sembrare strano è possibile sperimentare la meditazione anche in spiaggia.

Se ad un primo sguardo infatti meditare in spiaggia può sembrare difficile per via del rumore e del caos che (purtroppo) spesso caratterizza le località balneari, posso assicurarvi che anche la spiaggia può trasformarsi in un luogo dove iniziare il nostro processo di risveglio.

Ovviamente, a meno di non essere dei praticanti di vecchia data, non sarà la classica modalità di meditazione seduta quella che praticheremo in una spiaggia affollata; piuttosto useremo questa location insolita per imparare ad osservare come la nostra mente reagisce agli stimoli provenienti dall’esterno.

Krishnamurti diceva “l’unico modo che abbiamo per liberarci dagli schemi e dagli automatismi che abbiamo imparato ad applicare nel corso della nostra vita è quello di osservare i processi alla base delle nostre modalità di pensiero mentre interagiamo con la realtà che ci circonda“.

Esistono tutta una serie di semplici attività che possiamo fare in spiaggia per cominciare ad allenare la nostra consapevolezza:

  • Già l’atto di spogliarsi per mettersi il costume può diventare una prima pratica meditativa. Prima di toglierci i vestiti ci possiamo fermare un attimo e ascoltare le sensazioni del corpo. I vestiti infatti aderiscono alla pelle, forse stiamo sudando o forse. Proviamo a non giudicare, né a preferire qualcosa di diverso da quello che sta accadendo. Se partiamo dalla consapevolezza che le tutte sensazioni sono transitorie, una volta senza vestiti, possiamo fermarci per osservare cos’è cambiato, cosa comporta concretamente avere un corpo libero da qualsiasi protezione, nudo.
  • La meditazione camminata è una delle pratiche più adatte quando ci troviamo in spiaggia. Possiamo praticarla camminando lentamente a piedi nudi, e portando tutta la nostra attenzione a quello che sta succedendo: il movimento delle gambe e del corpo, la sensazione che ci restituisce il contatto dei piedi sulla sabbia o sui ciottoli, le sensazioni che si attivano sotto la pianta dei piedi, l’effetto che ci fa il vento e il sole sulla pelle, gli odori, i rumori. Camminare sulla spiaggia è una grande esperienza vitale, da godere momento per momento, respiro come respiro come ci insegna Kabat Zinn, il fondatore della mindfulness.
  • La meditazione che maggiormente si presta al contesto della spiaggia è sicuramente la meditazione nuotata. Quando facciamo il bagno, dobbiamo portare la nostra attenzione ai movimenti del corpo, al respiro, al contatto del corpo con l’acqua, ed in generale alle sensazioni speciali che scaturiscono dal praticare questa attività così insolita per quanto così naturale. Mentre nuotiamo dobbiamo cercare di non pensare ai problemi, lasciando andare il passato ed il futuro: il nostro presente è nell’acqua.
  • Infine possiamo osservare il movimento delle onde. Ogni onda ha infatti un inizio e una fine, una forma e una dimensione propria, ma in realtà non sono altro che acqua.

Proprio come noi, che con le nostre modalità disfunzionali di vivere ci sentiamo separati dagli altri e dal resto della realtà, ma in maniera del tutto illusoria.