Cos’è la Meditazione

Praticamente tutte le culture esistenti sulla terra hanno creato una qualche forma di pratica mentale. Volta alla concentrazione che potrebbe esser definita come meditazione. I risultati ottenuti solitamente sono gli stessi per tutte le pratiche di concentrazione: calma profonda, rallentamento del metabolismo, profondo senso di pace e benessere.

All’interno della traduzione buddista e nelle pratiche da essa derivate come la mindfulness la concentrazione è ritenuta molto importante, ma è vista come uno strumento per giungere all consapevolezza.

Nello zen per esempio vi sono due scuole, la scuola Soto e quella Rinzai.

Nella scuola Soto la pratica consiste nell’immergersi nella consapevolezza semplicemente sedendosi sul cuscino e rimanendo lì ad osservare il nascere e il divenire dei pensieri. La scuola Rinzai utilizza i Koan, ovvero degli indovinelli irrisolvibili che i praticanti devono sforzarsi di risolvere. Lo studente non potrà sottrarsi alla sofferenza di non riuscire a risolvere il koan e dovrà quindi abbandonarsi alla pure esperienza del momento.

Nello zen inoltre, per agganciarsi al momento presente, tutti i movimenti all’interno del dojo sono stati codificati, spesso i praticanti hanno dei ruoli o dei compiere da svolgere che vanno oltre il semplice stare sul cuscino

Nella vipassana vi è una coltivazione diretta e graduale della consapevolezza o presenza mentale; tale coltivazione procede un respiro alla volta, un passo alla volta in un percorso che dura per tutta la vita.

Il praticante si trova ad osservare sempre più chiaramente il flusso dell’esperienza della sua vita e delle persone che lo circondano; tramite la vipassana impariamo a stare realmente attenti ai cambiamenti che avvengono nel corso di tutte le nostre esperienze, impariamo ad osservare i nostri pensieri senza venirne catturati.

Anche la mindfulness, creata da Kabat Zinn in america negli anni ’70, si ispira alla vipassana ed allo zen. Allo stesso modo delle discipline dalle quali trae ispirazione la mindfulness mette a disposizione del praticante una serie di tecniche per consentirgli di vivere la vita momento. Per momento, in una consapevolezza personale che diventa sempre più precisa.

Kabat Zinn ha inoltre messo appunto un protocollo della durata di 8 settimane chiamato MBSR, che permette alle persone di approcciarsi alla Mindfulness per lavorare sulla sofferenza mentale e fisica tramite la presenza mentale. Durante lo svolgimento del MBSR le persone imparano a meditare, a stare con le proprie sensazioni ed emozioni senza giudicarle, lavorano con la meditazione e con lo yoga per ridurre i livelli di stress. Alla fine del protocollo le persone sono ormai avviate alla pratica meditativa e molte di loro continuano a praticare la mindfulness per tutta la vita.

Tanto lo zen, quanto la vipassana e la mindfulness hanno come scopo imparare a vedere la verità della natura impermanente, insoddisfacente e senza sostanza dei fenomeni. Esercitando la nostra consapevolezza, gradualmente diventiamo sempre più consapevoli di cosa siamo realmente al di sotto del’io. Queste pratiche sono una forma di educazione mentale, un processo investigativo durante il quale osserviamo le nostre esperienze nel momento stesso in cui avvengono.

Il processo che mettiamo in atto è di coltivazione della mente, coltivazione che ha lo scopo di favorire un modo speciale di vedere, capace di generare discernimento e piena comprensione. Impariamo ad ignorare l’impulso che costantemente ci spinge dove ci sentiamo maggiormente a nostro agio, e ci buttiamo nella realtà. La vera realizzazione arriva quando allentiamo la presa dal desiderio, dalla brama di agio; la reale bellezza della vita ci appare quando lasciamo cadere l’inarrestabile inseguimento alla gratificazione.

Nell’ottica buddista noi viviamo in una maniera abbastanza assurda, infatti nonostante ogni cosa che ci circonda sia in continuo mutamento, noi ci ostiniamo a considerare le cose impermanenti come permanenti, continuiamo ad illuderci di poter controllare persino questo. Quando poi, tutto d’un tratto ci accorgiamo che le cose sono cambiate, sono finite, ci sono sfuggite dalle mani ci struggiamo e piangiamo senza sosta. La causa di questo dolore è la nostra disattenzione, abbiamo smesso di osservare le cose per quello che sono, abbiamo costruito un sistema di convinzioni, lo abbiamo reso solido e ci siamo convinti che le cose sarebbero andate avanti così per sempre. Ma questo non succede mai.

Il nostro modo di percepire è spesso assurdo: trascuriamo la maggior parte degli stimoli sensori che percepiamo, e solidifichiamo li resto in oggetti mentali distinti. Poi reagiamo a questi oggetti mentali in modi abituali e programmati. Viviamo schiavi di queste abitudini mentali e percettive, impariamo a rispondere in questa maniera programmata fin da piccoli imitando le abitudini degli adulti. Tuttavia ciò che abbiamo imparato può essere disimparato, il primo passo per farlo è capire cosa stiamo facendo mentre lo stiamo facendo, mettendoci in una posizione di quieta osservazione.

Se impariamo ad osservare con sereno distacco il sorgere dei pensieri e le percezioni, impareremo a guardare con calma e chiarezza le nostre reazioni agli stimoli e lentamenta la natura ossessiva del pensiero muore generando una visione nuova della realtà, una nuova epistemologia di vita.

Liberamente tratto da “La pratica della consapevolezza” di Henapola Gunaratana