Meditazione e cambiamento

Abbiamo spesso riflettuto negli articoli precedenti su quanto siamo schiavi degli automatismi messi in atto dalla nostra mente per orientarsi nella realtà. Abbiamo visto quanto sia importante non confondere la mappa con il territorio per non rischiare di trovarsi perennemente fuori strada a causa di una mappa sbagliata di cui neanche conoscevamo l’esistenza. Abbiamo infine visto come esista un altro livello, una epistemologia diversa con la quale osservare il mondo e la vita, grazie alla quale poter godere appieno del momento presente liberi dai dolori del passato, dalle ansie per il futuro, liberi dalla bramosia e dall’ossessione per il controllo.

Abbiamo sviluppato eccessivamente gli aspetti materiali dell’esistenza sacrificando quelli più profondi, emotivi e spirituali. Per fare qualcosa è necessario cominciare da noi stessi, osservarci dentro per diventare consapevoli delle dinamiche mentali che controllano la nostra lettura del mondo. Non potremo infatti cominciare a fare cambiamenti importanti nel nostro modo di vivere fino a quando non cominceremo a vederci per quello che siamo, soltanto a questo punto i cambiamenti avverranno in maniera naturale, senza sforzo alcuno. Semplicemente cambiamo.

Per arrivare a questo tipo di cambiamento è necessario aver chiaro chi siamo e come siamo, senza giudicarci e senza ingannarci; dobbiamo comprendere qual è il nostro posto nella società, la nostra funzione sociale, comprendere i nostri doveri nei confronti degli altri e soprattutto verso noi stessi.

Può sembrare una comprensione complessa da raggiungere ma spesso può avvenire in un istante se abbiamo coltivato la presenza mentale tramite la meditazione.

Lo scopo che si propone la meditazione è esattamente quello di purificare la mente liberandola dai cosiddetti irritanti psichici ( avidità, odio e gelosia); meditare riporta la mente ad uno stato di tranquillità e consapevolezza.

La società moderna tiene molto all’istruzione, ma a livello emotivo fa evidentemente un lavoro molto superficiale. La meditazione invece ammorbidisce l’uomo direttamente dall’interno consentendogli di comprendere sé stesso. Maggiore è la nostra comprensione e maggiormente riusciremo a essere flessibili, tolleranti e compassionevoli. Proviamo amore per gli altri solo quando li comprendiamo, li capiamo solamente quando abbiamo capito noi stessi. Guardando dentro di noi abbiamo scoperto l’autoinganno a cui ci sottoponevamo e ci siamo perdonati. Se riusciamo ad essere compassionevoli con noi stessi, allora potremo esserlo autenticamente anche con gli altri.

La meditazione assomiglia alla coltivazione della terra. Per ottenere qualcosa da una terra vergine prima bisogna rimuovere gli alberi, arare e fertilizzare il terreno e infine piantare i semi, solo alla fine potremo fare il raccolto. Quando si coltiva la mente prima ci si libera dei vari pensieri irritanti, poi si fertilizza il terreno con la disciplina, alla fine si semina e si raccoglie la nostra nuova consapevolezza da cui nascerà la nuova epistemologia.

Lo scopo ultimo della meditazione è quindi la trasformazione personale. Meditando infatti trasformiamo il nostro carattere attraverso un processo di sensibilizzazione che ci rende consapevoli dei nostri pensieri e delle nostre azioni. L’arroganza e l’odio scompaiono lasciando spazio alla comprensione e all’empatia per gli altri e per noi stessi modificando la nostra lettura degli alti e bassi della vita, riducendo la tensione, lo stress e la paura che attanagliano le nostre vite.