Conoscere i chakra III

Conoscere i chakra

 

Introduzione Parte III°

Il blocco dei Chakra

Solitamente i blocchi sono in relazione alle funzioni che i chakra svolgono, per esempio se per noi è difficile comunicare abbiamo un blocco nel 5° chakra, se viviamo nella paura è bloccato il terzo, ecc.

Come detto prima i chakra sono bloccati dalle esperienze negative, indottrinamenti culturali, traumi fisici e psichici ecc.

Come ci dice Kabat Zinn nei suoi libri sulla mindfulness, l’uomo sviluppa delle strategie per affrontare le difficoltà che la vita gli pone di fronte, più queste strategie vengono utilizzate e maggiormente questi schemi diventano automatici, non ne controlliamo più l’attivazione. Questi schemi diventano man mano modelli cronici che si ancorano a corpo e mente come vere e proprie strutture difensive che lavorano tanto sul piano mentale, quanto sul piano corporeo. Nel corpo si vanno via via creando dei modelli fissi che modellano la nostra muscolatura che impediscono il libero scorrere dell’energia anche quando le minacce che avevano attivato l’automatismo sono terminate. Questa perenne tensione è chiamata armatura caratteriale. Tale armatura influenza la nostra postura, il nostro metabolismo, i nostri stati emozionali, i nostri sistemi interpretativi, percettivi ed i nostri sistemi di convinzioni. Tutto questo ovviamente crea delle conseguenze in tutte le nostre attività quotidiane.

E’ di fondamentale importanza comprendere i blocchi che abbiamo per comprenderne l’origine e il significato nascosto al loro interno, e sviluppare degli strumenti adeguati che sciolgano il  blocco.
Per sbloccare un chakra è necessario intervenire su più livelli: 1- essere in grado di comprendere le dinamiche di quel particolare chakra, 2- esaminare la nostra storia personale in relazione agli aspetti di quel chakra per comprendere come le nostre esperienze personali possono aver alterato il suo funzionamento; 3- utilizzare tecniche ed esercizi che possano agevolare lo sblocco del chakra

( meditazione, mindfulness, kundalini yoga, respiro circolare/rebirthing ecc); 4- Bilanciare gli eccessi e le carenze di quel determinato chakra.

Eccessi e carenze

Gran parte dei nostri problemi nascono dal troppo o troppo poco di qualche cosa, la nostra vita è una eterna ricerca di equilibrio. Il modo in cui affrontiamo lo stress, i traumi o i problemi della vita quotidiana solitamente rientra in una di queste due categorie: accrescere la propria energia per combattere il problema, o diminuirla per sottrarsi alla situazione. Sono sempre strategie che vanno per eccesso o per difetto.

Ad esempio se una persona è molto tonica fisicamente fino ad essere iper-tesa, ansiosa per ogni dettaglio, ossessiva riguardo i particolari e super organizzata allora è superbloccata o in eccesso. Se invece una persona cerca di sottrarsi alle situazioni, è vaga, inaffidabile, con un corpo poco tonico, di carattere molto mutevole, allora è probabile che sia poco compatta o carente.

Un chakra in eccesso è troppo intasato per essere funzionale, un chakra carente assottiglia l’energia e diventa vuoto e inutile.

Durante l’arco della nostra vita possiamo trovarci sviluppati in eccesso in alcune aree e carenti in altre. Ad esempio una carenza nel primo chakra può portare ad eccessi nei chakra superiori. E’ addirittura possibile presentare modelli in eccesso e carenti all’interno dello stesso chakra (chi è molto emotivo ma sessualmente frigido ad esempio ha entrambi i blocchi nel secondo chakra).

In ogni caso tutti i. chakra, sia che siano attivi in eccesso o per difetto hanno in comune il fatto di essere il prodotto derivato di strategie di adattamento volte ad affrontare traumi, stress o circostanze spiacevoli. Entrambi riconducono lo scorrimento dell’energia attraverso il sistema e bloccano l’espressione delle correnti energetiche di cui abbiamo parlato prima. Alla fine entrambi i tipi di problemi conducono a comportamenti disfuznionali e a problemi di salute.

Gli squilibri dei chakra possono essere affrontati in molto modi diversi: sia verbalmente attraverso la discussione e la psicoterapia, che fisicamente attraverso il lavoro corporeo tramite esercizi propriocettivi, lo yoga e molto altro, che spiritualmente attraverso la meditazione, la mindfulness, il respiro circolare ecc.

Le armature caratteriali                         

Dato che eccessi e carenze diventano parte integrante dei nostri modelli comportamentali cronici, possiamo anche descriverli come armature caratteriali. Tali armature sono il frutto del nostro vissuto, delle difficoltà sperimentate durante i vari stadi di sviluppo della vita; le modalità con le quali affrontiamo queste sfide diventano col tempo modalità abituali che operano al di là del piano cosciente sotto forma di risposte abituali inconsce, modelli autoperpetuantesi che tendono a ricreare le stesse situazioni che li hanno generati ( John Kabat Zinn in molti dei suoi libri sulla mindfulness definisce questo meccanismo il “pilota automatico”).

Alexander Lowen, continuando gli eccezionali studi di Wilhelm Reich, descrive cinque strutture caratteriali di base, ciascuna con caratteristiche molto peculiari; molti hanno un tipo di struttura con però caratteristiche di altre strutture. Spesso durante il lavoro di terapia possiamo scoprire che sotto una determinata armatura se ne nascondeva un’altra.

Le cinque strutture caratteriali indicate da Lowen sono:

  • Lo schizoide-creativo: una persona in cui mente e corpo sono molto separati a causa di una alienazione del primo chakra. Solitamente queste persone sono persone molto creative ed intelligenti con i chakra superiori molto sviluppati. Il loro problema ruota attorno al diritto di esistere (primo chakra).
  • L’orale-amante sono tipi molto orientati alla fase emozionale e al dare, sono indicati come gli amanti. Questa modalità insorge a causa delle deprivazioni nelle fasi di cura e nutrimento, le fasi in cui si è dipendenti da qualcuno. E’ collegato ai primi due chakra.
  • Il tollerante masochista: E’ una struttura fissata al terzo chakra. Privati della loro autonomia, i masochisti hanno la tendenza a tenere tutto dentro utilizzando un modello conflittuale che si muove attorno al compiacere ed il resistere rovesciando all’interno la loro energia bloccata. Sono persone forti e leali, buoni compagni nei momenti di difficoltà, per questo sono indicati come i tolleranti.
  • Il rigido realizzatore: dopo aver sofferto molto a causa della mancanza di approvazione durante i primi anni di vita, queste persone tendono a focalizzare tutte le loro energie sulla realizzazione. Hanno livelli di funzionamento molto alti ma temono le relazioni e l’intimità. Le loro difficoltà vanno fatte risalire al quarto chakra.
  • Lo psicopatico/sfidante: Hanno il terzo chakra troppo attivo e sono quindi troppo orientati all’esercizio del loro potere sugli altri. Difende i sottomessi e sfida i forti.
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Conoscere i chakra II

Conoscere i chakra

 

Introduzione

Parte II

 

I chakra contengono le mappe con le quali ci muoviamo nella vita che è il nostro territorio. Noi abbiamo mappe per ogni cosa; una mappa per la sopravvivenza che ci avvisa quando dobbiamo mangiare, quanto dobbiamo dormire ecc., una mappa per la sessualità, per il potere, per l’amore, la comunicazione ecc. Il settimo chakra è l’organizzatore e gestore di tutte le mappe contenute nei chakra sottostanti.

Tutti noi funzioniamo con degli insiemi di mappe, che possono essere coscienti o meno. Per riuscire a vivere una vita completa e libera è necessario individuare le mappe contenute nei nostri chakra ed eliminarle o aggiornarle a seconda della situazione. I chakra contengono al loro interno delle subroutines programmate che determinano i nostri comportamenti. Ad esempio mangiare eccessivamente è una subroutine del chakra della sopravvivenza. Perdere la calma è collegato ad una subroutine del chakra del potere.

È come se i chakra fossero dei programmi e noi fossimo l’hardware sul quale questi girano. Pur utilizzando questi programmi non siamo in grado di comprendere il loro linguaggio; la vera impresa è identificare i nostri programmi e riscriverli mentre continuiamo a vivere. Questo porta alla guarigione.

Come un hardware elettronico funziona grazie all’elettricità, anche noi funzioniamo grazie all’energia presente nel nostro sistema mente-corpo; questa energia è chiamata Ki o Chi o Prana.

Per poter funzionare, qualunque nostro programma ha bisogno di questo tipo di energia, all’interno del nostro corpo le linee energetiche principali scorrono in maniera verticale, alcune linee energetiche secondarie possono scorrere anche orizzontalmente. In questo sistema energetico vi sono due polarità fondamentali: la polarità geocentrica che contattiamo con il nostro corpo, e la polarità della coscienza che possiamo esperire tramite la nostra mente. Quando il contatto energetico è stabilità tramite il corpo è detto collegamento, questo è derivato dal contatto materiale che stabiliamo con la terra attraverso i piedi e le gambe. Questo tipo di contatto ci dona quella connessione che ci fa sentire sicuri di noi, vivi, centrati e radicati.

La consapevolezza invece deriva dalla mente, è composta dai nostri sogni, le nostre convinzioni e dalla nostra memoria. Se la consapevolezza è slegata dal corpo è vaga, onirica e vuota; se è collegata con il corpo + possibile percepire una energia dinamica che scorre attraverso il nostro intero essere, lo spirito è infatti incarnato nel corpo.

 

 

 

I sette vortici dei chakra sono creati dalla combinazione della coscienza e della materia. Il flusso della coscienza entra tramite il 7 chakra e scende tramite il corpo verso il basso. Dal momento che i chakra rappresentano degli elementi che man mano che si va verso il basso (dal pensiero alla terra) diventano più densi, questo flusso può esser definito la corrente della manifestazione. Quando trasformiamo dei pensieri in parole o immagini stiamo attuando la manifestazione, la coscienza può manifestarsi esclusivamente prendendo corpo.

La corrente che invece si muove dal basso verso l’alto è la corrente della liberazione, i chakra infatti in origine furono pensati come un percorso verso la liberazione lungo il quale ci si libera dalle costrizioni del mondo materiale.

Un essere umano sano ha bisogno che queste due correnti siano costantemente in equilibrio tra loro; senza la corrente della liberazione rischiamo di trasformarci in robot, schiavi delle nostre subroutine ripetitive e con la coscienza addormentata. All’opposto senza la corrente della manifestazione ci trasformiamo in sognatori vuoti e privi di scopo, sognatori incapaci di realizzare le nostre idee.

Quando riusciamo ad unire le due correnti otteniamo l’unione delle polarità cosmiche che apre delle possibilità illimitate.

Entrambe le correnti subiscono l’influsso delle esperienze negative: dolori, traumi, condizionamenti sociali, ambienti oppressivi, tutto questo genere di esperienze ci separa dalle nostre fondamenta distanziandoci dalla corrente liberatoria.

All’altro estremo, la cattiva informazione e l’indottrinamento invalidano la nostra coscienza. Un bambino a cui viene detto che non ha visto quello che ha appena visto, o che non ha provato quello che ha provato, impara a dubitare delle sue percezioni; distacca istinto e memorie dalla consapevolezza cosciente e questo genera fobie, attività compulsive nelle quali il comportamento non corrisponde alla volontà cosciente.

Il nostro corpo per fortuna è in grado di recuperare i ricordi che la nostra mente ha dimenticato e, tramite la pratica di alcune attività quali la meditazione, la respirazione circolare, la mindfulness, lo yoga e molte altre è possibile rendere nuovamente cosciente ciò che costituisce le nostre fondamenta, riattivando alcune memorie che ci rivelano le bugie e gli equivoci bloccati dalla memoria che lentamente stanno uccidendo la nostra coscienza.

Allo stesso modo, quando si lavora con il lato più mentale, mentre si parla di alcune esperienze o ricordi, il corpo risponde con alcune sensazioni legate allo scorrere dell’energia in alcune parti del corpo vitali che fino a quel momento erano state annullate.

Il processo di guarigione è in sintesi reso possibile dall’integrazione della mente, del corpo e dell’energia. Non serve a molto comprendere senza azioni, o scaricare energia senza comprensione. Il cambiamento è reso possibile esclusivamente tramite l’integrazione di queste due correnti.[1]

Esistono anche due correnti orizzontali che scorrono all’interno ed all’esterno dei chakra, la corrente della ricezione e quella dell’espressione. Noi esprimiamo le correnti verticali per poterci esprimere a diversi livelli dei chakra (quello che esprimo attraverso il chakra della gola è contaminato da cose provenienti dagli altri). Allo stesso modo quello che riceviamo tramite le correnti orizzontali viaggia su e già tra i chakra. Quando un chakra è bloccato anche ricezione ed espressione sono alterate.

 

[1] Per maggiori informazioni consultare: A. Judith, il libro dei chakra. Nero Polizza, Vicenza, 1998.

 

Testo liberamente ispirato da: A. Judith, Il libro dei Chakra, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2018.

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Conoscere i chakra

Introduzione

Parte I

 

Il sistema dei chakra è un modello filosofico dell’universo su più livelli, è nato in India circa 4000 anni fa, se ne parlava già negli antichi testi dei Veda.. Un chakra è un centro di attività che riceve, assimila ed esprime l’energia della forza vitale. La traduzione del termine chakra significa disco o ruota e fa riferimento a una sfera rotante di attività di natura bioenergetica che agisce dai principali gangli nervosi che sorgono dalla colonna vertebrale. I chakra sono 7, sono uno sopra l’altro e vanno a costituire una colonna di energia che va ad unire la base della colonna vertebrale alla sommità del capo. Esistono anche chakra di natura minore nelle mani, nei piedi e sulle spalle.

Così come le emozioni possono influenzare il nostro respiro, il battito cardiaco ed il metabolismo, allo stesso modo le attività dei chakra vanno ad influire sull’attività ghiandolare, sulla forma del nostro corpo, sulle affezioni fisiche croniche, sul pensiero e sul comportamento. Benché non possano esser visti in quanto non sono entità materiali, i chakra appaiono evidenti tramite la forma del nostro corpo, negli schemi che si manifestano nella nostra vita e tramite il nostro modo di pensare, di sentire e di affrontare le varie situazioni che la vita ci pone dinanzi. Possiamo vedere i chakra da quello che ci creiamo attorno.

In base alla loro collocazione nel corpo, i chakra vengono associati a vari stati di coscienza, ad elementi archetipici e a costrutti di natura filosofica. Per esempio i chakra più bassi, fisicamente più vicini alla terra, sono messi in rapporto con gli aspetti più pratici della nostra vita come la sopravvivenza, il movimento, l’azione ecc. I chakra superiori rappresentano aree mentali e funzionano su un livello simbolico tramite le parole, le immagini ed i concetti. Ogni chakra è collegato ad un aspetto della salute psichica dell’essere umano: 1- sopravvivenza,2- sessualità, 3-forza, 4-amore, 5-comunicazione, 6-intuizione, 7-cognizione. Ogni chakra a sua volta è collegato ad un elemento archetipico: 1-terra, 2- acqua, 3-fuoco, 4-aria, 5-suono, 6-luce, 7-pensiero.

Tutti insieme i chakra formano una scala che unisce il cielo alla terra, la mente al corpo e lo spirito alla materia. Dato che esistono sette livelli per i chakra e sette colori nell’arcobaleno, la vibrazione più bassa della luce visibile, il rosso, è associata al chakra di base e la più rapida e breve, il viola a quello della calotta cranica

Testo liberamente ispirato da: A. Judith, Il libro dei Chakra, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2018.

 

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Cos’è la Meditazione

Praticamente tutte le culture esistenti sulla terra hanno creato una qualche forma di pratica mentale. Volta alla concentrazione che potrebbe esser definita come meditazione. I risultati ottenuti solitamente sono gli stessi per tutte le pratiche di concentrazione: calma profonda, rallentamento del metabolismo, profondo senso di pace e benessere.

All’interno della traduzione buddista e nelle pratiche da essa derivate come la mindfulness la concentrazione è ritenuta molto importante, ma è vista come uno strumento per giungere all consapevolezza.

Nello zen per esempio vi sono due scuole, la scuola Soto e quella Rinzai.

Nella scuola Soto la pratica consiste nell’immergersi nella consapevolezza semplicemente sedendosi sul cuscino e rimanendo lì ad osservare il nascere e il divenire dei pensieri. La scuola Rinzai utilizza i Koan, ovvero degli indovinelli irrisolvibili che i praticanti devono sforzarsi di risolvere. Lo studente non potrà sottrarsi alla sofferenza di non riuscire a risolvere il koan e dovrà quindi abbandonarsi alla pure esperienza del momento.

Nello zen inoltre, per agganciarsi al momento presente, tutti i movimenti all’interno del dojo sono stati codificati, spesso i praticanti hanno dei ruoli o dei compiere da svolgere che vanno oltre il semplice stare sul cuscino

Nella vipassana vi è una coltivazione diretta e graduale della consapevolezza o presenza mentale; tale coltivazione procede un respiro alla volta, un passo alla volta in un percorso che dura per tutta la vita.

Il praticante si trova ad osservare sempre più chiaramente il flusso dell’esperienza della sua vita e delle persone che lo circondano; tramite la vipassana impariamo a stare realmente attenti ai cambiamenti che avvengono nel corso di tutte le nostre esperienze, impariamo ad osservare i nostri pensieri senza venirne catturati.

Anche la mindfulness, creata da Kabat Zinn in america negli anni ’70, si ispira alla vipassana ed allo zen. Allo stesso modo delle discipline dalle quali trae ispirazione la mindfulness mette a disposizione del praticante una serie di tecniche per consentirgli di vivere la vita momento. Per momento, in una consapevolezza personale che diventa sempre più precisa.

Kabat Zinn ha inoltre messo appunto un protocollo della durata di 8 settimane chiamato MBSR, che permette alle persone di approcciarsi alla Mindfulness per lavorare sulla sofferenza mentale e fisica tramite la presenza mentale. Durante lo svolgimento del MBSR le persone imparano a meditare, a stare con le proprie sensazioni ed emozioni senza giudicarle, lavorano con la meditazione e con lo yoga per ridurre i livelli di stress. Alla fine del protocollo le persone sono ormai avviate alla pratica meditativa e molte di loro continuano a praticare la mindfulness per tutta la vita.

Tanto lo zen, quanto la vipassana e la mindfulness hanno come scopo imparare a vedere la verità della natura impermanente, insoddisfacente e senza sostanza dei fenomeni. Esercitando la nostra consapevolezza, gradualmente diventiamo sempre più consapevoli di cosa siamo realmente al di sotto del’io. Queste pratiche sono una forma di educazione mentale, un processo investigativo durante il quale osserviamo le nostre esperienze nel momento stesso in cui avvengono.

Il processo che mettiamo in atto è di coltivazione della mente, coltivazione che ha lo scopo di favorire un modo speciale di vedere, capace di generare discernimento e piena comprensione. Impariamo ad ignorare l’impulso che costantemente ci spinge dove ci sentiamo maggiormente a nostro agio, e ci buttiamo nella realtà. La vera realizzazione arriva quando allentiamo la presa dal desiderio, dalla brama di agio; la reale bellezza della vita ci appare quando lasciamo cadere l’inarrestabile inseguimento alla gratificazione.

Nell’ottica buddista noi viviamo in una maniera abbastanza assurda, infatti nonostante ogni cosa che ci circonda sia in continuo mutamento, noi ci ostiniamo a considerare le cose impermanenti come permanenti, continuiamo ad illuderci di poter controllare persino questo. Quando poi, tutto d’un tratto ci accorgiamo che le cose sono cambiate, sono finite, ci sono sfuggite dalle mani ci struggiamo e piangiamo senza sosta. La causa di questo dolore è la nostra disattenzione, abbiamo smesso di osservare le cose per quello che sono, abbiamo costruito un sistema di convinzioni, lo abbiamo reso solido e ci siamo convinti che le cose sarebbero andate avanti così per sempre. Ma questo non succede mai.

Il nostro modo di percepire è spesso assurdo: trascuriamo la maggior parte degli stimoli sensori che percepiamo, e solidifichiamo li resto in oggetti mentali distinti. Poi reagiamo a questi oggetti mentali in modi abituali e programmati. Viviamo schiavi di queste abitudini mentali e percettive, impariamo a rispondere in questa maniera programmata fin da piccoli imitando le abitudini degli adulti. Tuttavia ciò che abbiamo imparato può essere disimparato, il primo passo per farlo è capire cosa stiamo facendo mentre lo stiamo facendo, mettendoci in una posizione di quieta osservazione.

Se impariamo ad osservare con sereno distacco il sorgere dei pensieri e le percezioni, impareremo a guardare con calma e chiarezza le nostre reazioni agli stimoli e lentamenta la natura ossessiva del pensiero muore generando una visione nuova della realtà, una nuova epistemologia di vita.

Liberamente ispirato da “La pratica della consapevolezza” di Henapola Gunaratana

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Perchè Meditare?

La meditazione è una attività meravigliosa che richiede tuttavia tempo, determinazione e disciplina. I maestri di meditazione sono soliti dire “Se ti prendi cura della tua pratica, lei si prenderà cura di te”. Ci sono sicuramente attività apparentemente più semplici e gratificanti che la società contemporanea mette a nostra disposizione per passare il tempo. Allora perché dovremmo decidere di dedicare tutto questo tempo e questa dedizione a meditare invece di uscire a divertici?

La motivazione è semplice, perché siamo esseri umani e tendiamo inevitabilmente ad un certo tipo di insoddisfazione, riguardante la nostra vita, le nostre relazioni, il nostro lavoro, quello che possediamo o non possediamo ecc. Una insoddisfazione che non va mai via. Certo, è possibile distrarsi, non pensarci, ci sono mille modi per farlo oggi ancor più di ieri, ma solitamente questa insoddisfazione ritorna sempre, e spesso con maggiore intensità.

Spesso ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi e, nonostante una buona facciata, una vita che sembra scorrere placidamente e senza troppi problemi, siamo spesso preda di momenti di tristezza, di angoscia, di sensazioni di vuoto e solitudine in cui ci sembra che tutto possa crollarci addosso da un momento all’altro. Certo, per fortuna abbiamo dei periodi buoni in cui il lavoro va bene, o ci innamoriamo e, ancora una volta, siamo convinti di aver finalmente risolto tutti i nostri problemi. Poi però tutto questo svanisce all’improvviso, e ci ritroviamo nuovamente a fare i conti con noi stessi e con il nostro dolore. Il mondo ci appare nuovamente come orribile, noioso e vuoto.

Questo mal di vivere, somigliante all’”Animale” di cui ci parla Battiato, è un mostro con tante braccia: tensione, insensibilità emotiva, mancanza di compassione per gli altri.

Molte persone fanno finta che tutto questo non esista, fondano una intera cultura sul nascondersi dal mostro, distraendosi con traguardi da raggiungere, progetti e status sociale. Ma questa malattia non va mai via, continua senza sosta a scorrere sotto i nostri pensieri, è come una voce nel buio che ci dice che non andiamo ancora bene, che dobbiamo avere di più o dobbiamo dare di più o ancora che non abbiamo avuto abbastanza. E’ un suggeritore subdolo e maligno, Battiato dice “ Si prende tutto, anche il caffè”.

Vivendo in questa maniera la vita ci sembra un conflitto continuo che richiede un grande sforzo con scarse possibilità di successo, viviamo intrappolati nella sindrome del “sé soltanto…”: se soltanto fossi più ricco, se soltanto trovassi l’amore, se soltanto potessi dimagrire, se soltanto…

La nostra mente è invasa da tutto questo ciarpame costituito prevalentemente da abitudini mentali radicate in profondità, insidiose e perfettamente incastrate l’una con l’altra, una torre di Babele che abbiamo costruito nel corso degli anni, un pezzo alla volta, e che soltanto smontandola un pezzo alla volta, osservando senza giudicare tutti i pezzi che la compongono, aumentando la nostra consapevolezza di noi stessi, possiamo modificare e integrare dentro di noi.

Possiamo trasformare l’inconscio in conscio, lentamente, un passo alla volta, un respiro alla volta, praticando la meditazione nella forma che più si adatta al nostro modo di essere ( Zen, Mindfulness ecc).

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Meditare in Spiaggia

Ovvero: come instaurare una pratica meditativa solida in vacanza.

Agosto solitamente è tempo di vacanze, il momento in cui finalmente riusciamo a rallentare le routine che caratterizzano il nostro quotidiano, per dedicarci a quello che ci piace di più.

Ma le vacanze possono anche essere un momento per acquisire nuove routine, possiamo infatti utilizzare il tempo libero a nostra disposizione per far radicare qualche sana abitudine che durante l’anno, presi come siamo dal fluire caotico delle nostre vite, non troviamo il tempo di sperimentare.

Ad esempio, per quanto possa sembrare strano è possibile sperimentare la meditazione anche in spiaggia.

Se ad un primo sguardo infatti meditare in spiaggia può sembrare difficile per via del rumore e del caos che (purtroppo) spesso caratterizza le località balneari, posso assicurarvi che anche la spiaggia può trasformarsi in un luogo dove iniziare il nostro processo di risveglio.

Ovviamente, a meno di non essere dei praticanti di vecchia data, non sarà la classica modalità di meditazione seduta quella che praticheremo in una spiaggia affollata; piuttosto useremo questa location insolita per imparare ad osservare come la nostra mente reagisce agli stimoli provenienti dall’esterno.

Krishnamurti diceva “l’unico modo che abbiamo per liberarci dagli schemi e dagli automatismi che abbiamo imparato ad applicare nel corso della nostra vita è quello di osservare i processi alla base delle nostre modalità di pensiero mentre interagiamo con la realtà che ci circonda“.

Esistono tutta una serie di semplici attività che possiamo fare in spiaggia per cominciare ad allenare la nostra consapevolezza:

  • Già l’atto di spogliarsi per mettersi il costume può diventare una prima pratica meditativa. Prima di toglierci i vestiti ci possiamo fermare un attimo e ascoltare le sensazioni del corpo. I vestiti infatti aderiscono alla pelle, forse stiamo sudando o forse. Proviamo a non giudicare, né a preferire qualcosa di diverso da quello che sta accadendo. Se partiamo dalla consapevolezza che le tutte sensazioni sono transitorie, una volta senza vestiti, possiamo fermarci per osservare cos’è cambiato, cosa comporta concretamente avere un corpo libero da qualsiasi protezione, nudo.
  • La meditazione camminata è una delle pratiche più adatte quando ci troviamo in spiaggia. Possiamo praticarla camminando lentamente a piedi nudi, e portando tutta la nostra attenzione a quello che sta succedendo: il movimento delle gambe e del corpo, la sensazione che ci restituisce il contatto dei piedi sulla sabbia o sui ciottoli, le sensazioni che si attivano sotto la pianta dei piedi, l’effetto che ci fa il vento e il sole sulla pelle, gli odori, i rumori. Camminare sulla spiaggia è una grande esperienza vitale, da godere momento per momento, respiro come respiro come ci insegna Kabat Zinn, il fondatore della mindfulness.
  • La meditazione che maggiormente si presta al contesto della spiaggia è sicuramente la meditazione nuotata. Quando facciamo il bagno, dobbiamo portare la nostra attenzione ai movimenti del corpo, al respiro, al contatto del corpo con l’acqua, ed in generale alle sensazioni speciali che scaturiscono dal praticare questa attività così insolita per quanto così naturale. Mentre nuotiamo dobbiamo cercare di non pensare ai problemi, lasciando andare il passato ed il futuro: il nostro presente è nell’acqua.
  • Infine possiamo osservare il movimento delle onde. Ogni onda ha infatti un inizio e una fine, una forma e una dimensione propria, ma in realtà non sono altro che acqua.

Proprio come noi, che con le nostre modalità disfunzionali di vivere ci sentiamo separati dagli altri e dal resto della realtà, ma in maniera del tutto illusoria.

 

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Il disturbo evitante di personalità

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Il disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità ha come caratteristica basilare l’idea fissa da parte della persona di non valere granchè; tutto questo lo porta a provare un incredibile senso di inadeguatezza all’interno delle proprie relazioni, vivendo sempre con la paura di venir criticato o escluso dagli altri.

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Podcast “Presto che è Tardi” – Sono su Radio2

Presto, che è tardi! Tutti i Martedì su Radio2

Ci sono anch’io!

Con Sara Tardelli e Francesco Vercillo, i Personal Trainer del Mattino, che dispensano energia, raccontano le notizie fresche di giornata con particolare attenzione a quelle positive, dalle 5.30 alle 7.00, dal lunedì al venerdì, su Radio2.

Se sei in piedi così presto, qualunque sia la motivazione, che tu stia andando al lavoro o partendo per le vacanze, secondo Presto che è tardi non possono mancare ironia e buon umore.

Si comincia con i consigli di un motivatore che, all’alba, saprà aiutarci a trovare la chiave per affrontare la giornata con il sorriso e il modo giusto per risolvere i piccoli e grandi ostacoli quotidiani.
I motivatori si alterneranno di giorno in giorno, il nostro team del sorriso è composto da: Enrico Maria Bellucci, Gianni Ferrario, Terenzio Trisci, , Sergio Bezzanti e Sabrina Severi.

 

Ascolta il podcast della puntata dell’11 luglio

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Ascolta il podcast della puntata del 5 settembre

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La depressione

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La depressione

La depressione, purtroppo, è il disturbo psicologico più diffuso al mondo. Si tratta di un disturbo dell’umore che ha effetti negativi sulla capacità delle persone di pensare in maniera lucida e realistica, compromette la motivazione ad agire, altera negativamente le funzioni corporee (fame, sonno) e fa esperire a chi ne è afflitto una enorme sofferenza di carattere emotivo della quale non è possibile vedere una via d’uscita.

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Blue Whale: affogare nel vuoto interiore

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Blue Whale: affogare nel vuoto interiore

Come possiamo proteggere i nostri figli dalla minaccia del momento

Negli ultimi tempi si è sentito molto parlare del Blue Whale, alcuni casi di cronaca avvenuti in varie città d’Italia che hanno visto coinvolti teenagers colti in atti di autolesionistici o presunti tentato suicidio hanno dato il via ad un tam tam mediatico culminato con i recenti servizi di noti programmi come “Le Iene”. Di conseguenza ragazzini e genitori hanno cominciato a conoscere questo nome dall’aria apparentemente innocua.

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