Perchè Meditare?

La meditazione è una attività meravigliosa che richiede tuttavia tempo, determinazione e disciplina. I maestri di meditazione sono soliti dire “Se ti prendi cura della tua pratica, lei si prenderà cura di te”. Ci sono sicuramente attività apparentemente più semplici e gratificanti che la società contemporanea mette a nostra disposizione per passare il tempo. Allora perché dovremmo decidere di dedicare tutto questo tempo e questa dedizione a meditare invece di uscire a divertici?

La motivazione è semplice, perché siamo esseri umani e tendiamo inevitabilmente ad un certo tipo di insoddisfazione, riguardante la nostra vita, le nostre relazioni, il nostro lavoro, quello che possediamo o non possediamo ecc. Una insoddisfazione che non va mai via. Certo, è possibile distrarsi, non pensarci, ci sono mille modi per farlo oggi ancor più di ieri, ma solitamente questa insoddisfazione ritorna sempre, e spesso con maggiore intensità.

Spesso ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi e, nonostante una buona facciata, una vita che sembra scorrere placidamente e senza troppi problemi, siamo spesso preda di momenti di tristezza, di angoscia, di sensazioni di vuoto e solitudine in cui ci sembra che tutto possa crollarci addosso da un momento all’altro. Certo, per fortuna abbiamo dei periodi buoni in cui il lavoro va bene, o ci innamoriamo e, ancora una volta, siamo convinti di aver finalmente risolto tutti i nostri problemi. Poi però tutto questo svanisce all’improvviso, e ci ritroviamo nuovamente a fare i conti con noi stessi e con il nostro dolore. Il mondo ci appare nuovamente come orribile, noioso e vuoto.

Questo mal di vivere, somigliante all’”Animale” di cui ci parla Battiato, è un mostro con tante braccia: tensione, insensibilità emotiva, mancanza di compassione per gli altri.

Molte persone fanno finta che tutto questo non esista, fondano una intera cultura sul nascondersi dal mostro, distraendosi con traguardi da raggiungere, progetti e status sociale. Ma questa malattia non va mai via, continua senza sosta a scorrere sotto i nostri pensieri, è come una voce nel buio che ci dice che non andiamo ancora bene, che dobbiamo avere di più o dobbiamo dare di più o ancora che non abbiamo avuto abbastanza. E’ un suggeritore subdolo e maligno, Battiato dice “ Si prende tutto, anche il caffè”.

Vivendo in questa maniera la vita ci sembra un conflitto continuo che richiede un grande sforzo con scarse possibilità di successo, viviamo intrappolati nella sindrome del “sé soltanto…”: se soltanto fossi più ricco, se soltanto trovassi l’amore, se soltanto potessi dimagrire, se soltanto…

La nostra mente è invasa da tutto questo ciarpame costituito prevalentemente da abitudini mentali radicate in profondità, insidiose e perfettamente incastrate l’una con l’altra, una torre di Babele che abbiamo costruito nel corso degli anni, un pezzo alla volta, e che soltanto smontandola un pezzo alla volta, osservando senza giudicare tutti i pezzi che la compongono, aumentando la nostra consapevolezza di noi stessi, possiamo modificare e integrare dentro di noi.

Possiamo trasformare l’inconscio in conscio, lentamente, un passo alla volta, un respiro alla volta, praticando la meditazione nella forma che più si adatta al nostro modo di essere ( Zen, Mindfulness ecc).

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Meditare in Spiaggia

Ovvero: come instaurare una pratica meditativa solida in vacanza.

Agosto solitamente è tempo di vacanze, il momento in cui finalmente riusciamo a rallentare le routine che caratterizzano il nostro quotidiano, per dedicarci a quello che ci piace di più.

Ma le vacanze possono anche essere un momento per acquisire nuove routine, possiamo infatti utilizzare il tempo libero a nostra disposizione per far radicare qualche sana abitudine che durante l’anno, presi come siamo dal fluire caotico delle nostre vite, non troviamo il tempo di sperimentare.

Ad esempio, per quanto possa sembrare strano è possibile sperimentare la meditazione anche in spiaggia.

Se ad un primo sguardo infatti meditare in spiaggia può sembrare difficile per via del rumore e del caos che (purtroppo) spesso caratterizza le località balneari, posso assicurarvi che anche la spiaggia può trasformarsi in un luogo dove iniziare il nostro processo di risveglio.

Ovviamente, a meno di non essere dei praticanti di vecchia data, non sarà la classica modalità di meditazione seduta quella che praticheremo in una spiaggia affollata; piuttosto useremo questa location insolita per imparare ad osservare come la nostra mente reagisce agli stimoli provenienti dall’esterno.

Krishnamurti diceva “l’unico modo che abbiamo per liberarci dagli schemi e dagli automatismi che abbiamo imparato ad applicare nel corso della nostra vita è quello di osservare i processi alla base delle nostre modalità di pensiero mentre interagiamo con la realtà che ci circonda“.

Esistono tutta una serie di semplici attività che possiamo fare in spiaggia per cominciare ad allenare la nostra consapevolezza:

  • Già l’atto di spogliarsi per mettersi il costume può diventare una prima pratica meditativa. Prima di toglierci i vestiti ci possiamo fermare un attimo e ascoltare le sensazioni del corpo. I vestiti infatti aderiscono alla pelle, forse stiamo sudando o forse. Proviamo a non giudicare, né a preferire qualcosa di diverso da quello che sta accadendo. Se partiamo dalla consapevolezza che le tutte sensazioni sono transitorie, una volta senza vestiti, possiamo fermarci per osservare cos’è cambiato, cosa comporta concretamente avere un corpo libero da qualsiasi protezione, nudo.
  • La meditazione camminata è una delle pratiche più adatte quando ci troviamo in spiaggia. Possiamo praticarla camminando lentamente a piedi nudi, e portando tutta la nostra attenzione a quello che sta succedendo: il movimento delle gambe e del corpo, la sensazione che ci restituisce il contatto dei piedi sulla sabbia o sui ciottoli, le sensazioni che si attivano sotto la pianta dei piedi, l’effetto che ci fa il vento e il sole sulla pelle, gli odori, i rumori. Camminare sulla spiaggia è una grande esperienza vitale, da godere momento per momento, respiro come respiro come ci insegna Kabat Zinn, il fondatore della mindfulness.
  • La meditazione che maggiormente si presta al contesto della spiaggia è sicuramente la meditazione nuotata. Quando facciamo il bagno, dobbiamo portare la nostra attenzione ai movimenti del corpo, al respiro, al contatto del corpo con l’acqua, ed in generale alle sensazioni speciali che scaturiscono dal praticare questa attività così insolita per quanto così naturale. Mentre nuotiamo dobbiamo cercare di non pensare ai problemi, lasciando andare il passato ed il futuro: il nostro presente è nell’acqua.
  • Infine possiamo osservare il movimento delle onde. Ogni onda ha infatti un inizio e una fine, una forma e una dimensione propria, ma in realtà non sono altro che acqua.

Proprio come noi, che con le nostre modalità disfunzionali di vivere ci sentiamo separati dagli altri e dal resto della realtà, ma in maniera del tutto illusoria.

 

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Il disturbo evitante di personalità

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Il disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità ha come caratteristica basilare l’idea fissa da parte della persona di non valere granchè; tutto questo lo porta a provare un incredibile senso di inadeguatezza all’interno delle proprie relazioni, vivendo sempre con la paura di venir criticato o escluso dagli altri.

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Podcast “Presto che è Tardi” – Sono su Radio2

Presto, che è tardi! Tutti i Martedì su Radio2

Ci sono anch’io!

Con Sara Tardelli e Francesco Vercillo, i Personal Trainer del Mattino, che dispensano energia, raccontano le notizie fresche di giornata con particolare attenzione a quelle positive, dalle 5.30 alle 7.00, dal lunedì al venerdì, su Radio2.

Se sei in piedi così presto, qualunque sia la motivazione, che tu stia andando al lavoro o partendo per le vacanze, secondo Presto che è tardi non possono mancare ironia e buon umore.

Si comincia con i consigli di un motivatore che, all’alba, saprà aiutarci a trovare la chiave per affrontare la giornata con il sorriso e il modo giusto per risolvere i piccoli e grandi ostacoli quotidiani.
I motivatori si alterneranno di giorno in giorno, il nostro team del sorriso è composto da: Enrico Maria Bellucci, Gianni Ferrario, Terenzio Trisci, , Sergio Bezzanti e Sabrina Severi.

 

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Ascolta il podcast della puntata del 5 settembre

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La depressione

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La depressione

La depressione, purtroppo, è il disturbo psicologico più diffuso al mondo. Si tratta di un disturbo dell’umore che ha effetti negativi sulla capacità delle persone di pensare in maniera lucida e realistica, compromette la motivazione ad agire, altera negativamente le funzioni corporee (fame, sonno) e fa esperire a chi ne è afflitto una enorme sofferenza di carattere emotivo della quale non è possibile vedere una via d’uscita.

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Blue Whale: affogare nel vuoto interiore

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Blue Whale: affogare nel vuoto interiore

Come possiamo proteggere i nostri figli dalla minaccia del momento

Negli ultimi tempi si è sentito molto parlare del Blue Whale, alcuni casi di cronaca avvenuti in varie città d’Italia che hanno visto coinvolti teenagers colti in atti di autolesionistici o presunti tentato suicidio hanno dato il via ad un tam tam mediatico culminato con i recenti servizi di noti programmi come “Le Iene”. Di conseguenza ragazzini e genitori hanno cominciato a conoscere questo nome dall’aria apparentemente innocua.

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La bulimia nervosa

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La bulimia nervosa

Le persone con disturbi del comportamento alimentare (DCA), presentano un rapporto a tal punto difficoltoso con il cibo e con il proprio corpo da riuscire ad inficiare  negativamente la qualità della vita.

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Il disturbo istrionico di personalità

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Il disturbo istrionico di personalità

La caratteristica principale del disturbo istrionico di personalità è un’emotività molto intensa, esternata in maniera molto teatrale al fine di ottenere attenzione e approvazione degli altri attraverso l’utilizzo di comportamenti più o meno esplicitamente seduttivi. Frequente nei soggetti istrionici è anche una certa tendenza alla somatizzazione e la costante ricerca di novità.

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