Respiro Circolare: tempo, contesto e mente

corso di respiro circolare

Capitolo 4: Tempo, contesto e mente

Il contesto determina i nostri pensieri così come un punto di vista determina ciò che l’occhio può vedere. Il contenuto è la cosa in sé, il contesto invece è la modalità con cui si interagisce con essa. È il contesto quindi a modulare l’esperienza umana. Ogni volta che ci troviamo in una situazione di difficoltà, questo accade perché si considera la situazione nel contesto sbagliato, la mente si sente bloccata e limitata, ma basta cambiare contesto per riuscire a sbloccarsi.

La proposizione “tutto è ugualmente vero” è corretta, infatti la verità è una funziona del contesto; la verità infatti pur rimanendo tale indipendentemente dal contesto, può rendere necessario esprimerla in maniera diversa.

La mente crea continuamente mappe all’interno delle quali cerca di codificare l’intera realtà, ma la complessità di quest’ultima rende impossibile creare una mappa per ogni cosa. Tramite i sensi noi percepiamo il mondo che ci circonda e tramite le nostre mappe mentali lo classifichiamo. È la mente che contiene tutte le mappe e organizza i contesti ed i contenuti secondo le istruzioni che diamo noi, che siamo i direttori dell archivio.

Esiste il tempo momentaneo ed il tempo lineare: nel tempo momentaneo esiste solamente il momento presente, in questo tipo di temporalità il presente è l’unico momento possibile, passato e futuro appaiono come illusioni create al momento. Nel tempo lineare invece la creazione è il risultato di un processo piuttosto lungo di causa ed effetto con una origine teorica (ad esempio la teoria del Big Bang).

Nel tempo momentaneo vi è l’esperienza diretta, ogni cosa che esiste è già qui ed è tutto ciò che può esistere. Nel tempo lineare non c’è esperienza diretta perché in questo contesto il momento presente è vuoto, infatti nel momento in cui ricevo i dati provenienti dai sensi, quello che li ha creati appartiene già al passato.

La felicità esiste nel tempo momentaneo, si è infatti felici per quello che si ha nel presente. Il potere invece esiste nel tempo lineare all’interno del quale si possono creare risultati voluti passo dopo passo.

È possibile essere sia felici che potenti se ci permettiamo di considerare le nostre esperienze in contesti che ci consentano di essere tali.

L’origine della negatività dell’uomo risiede nell’uso abituale di contesti inadeguati al raggiungimento della felicità e del potere. La negatività nasce quando si giudica qualcosa negativamente, al contrario la gratitudine sorge quando si riesce a gioire di quello che accade nella nostra vita.

Quando ci troviamo a giudicare negativamente un certo tipo di circostanza, immediatamente nel nostro corpo si genera una sensazione negativa che dura fintanto che si pensa a quella cosa. Verificare questa osservazione è molto semplice, infatti è sufficiente osservare come ci sentiamo quando ci troviamo nella condizione di lamentarci di qualcosa.

L’uomo è generalmente guidato da 2 impulsi di base, quello ad esser felice e quello ad avere ragione; quando si giudica qualcosa negativamente qualcosa che ci capita si tende con forza a cercare di dimostrare che si ha ragione anche su questo, di conseguenza diventa necessario evitare la consapevolezza di ciò che si è giudicato negativamente per sentirsi bene. Il termine “reprimere” indica infatti il tentativo di evitare di essere consapevoli di qualcosa. Tuttavia quando qualcosa viene represso a livello pratico non cambia nulla se non il nostro grado di consapevolezza di noi stessi che scende vertiginosamente, la cosa mal giudicata invece rimane identica e noi continuiamo a giudicarla in maniera negativa. Di conseguenza la brutta sensazione che questa negatività ha creato nel nostro corpo rimane, semplicemente reprimendola noi abbiamo evitato di esserne consapevoli.

Ciò che abbiamo con forza considerato negativamente (per la nostra tendenza ad avere ragione) ed in seguito represso (per la nostra tendenza a voler essere felici) diventa gradualmente qualcosa da cui nasconderci e la sensazione che accompagna questo pensiero fin dalla sua nascita rimane nel corpo come tensione cronica o come problema fisico di altro tipo. Una volta considerato negativamente e rimosso un qualcosa, la mente continuerà automaticamente a considerarlo in maniera negativa ma noi non ne saremo consapevoli.

Al contempo nella nostra mente inconscia (ovvero la parte di mente di cui evitiamo di essere consapevoli) si genera un nuovo meccanismo per cui ogni nostra esperienza viene valutata di momento in momento e paragonata ad uno standard immaginario che con il tempo abbiamo creato. La mente inconscia confronta continuamente ogni esperienza con degli standard immaginari e, ad ogni esperienza attribuisce un voto su una scala immaginaria che va da zero a dieci, dove lo zero rappresenta l’esperienza peggiore ed il dieci la migliore.

Un eccellente esercizio che possiamo fare per diventare gradualmente consapevoli di molti meccanismi di dualità è cercare di far caso a quali pensieri e quali situazioni ci rendono di cattivo umore. I meccanismi di dualità infatti sono all’origine di tutta la negatività e dell’insoddisfazione che spesso ci impedisce di godere serenamente di ciò che abbiamo.

Esistono tuttavia dei meccanismi di dualità molto antichi e gravemente repressi che non è possibile individuare facilmente, sono quelli che influenzano maggiormente l’atteggiamento che si ha nei confronti della vita, e per diventarne consapevoli è necessario effettuare un lavoro profondo su se stessi come può essere ad esempio una psicoterapia, un percorso di meditazione, di mindfulness o appunto il respiro circolare.

La nascita dei comportamenti e delle esperienze indesiderate

Ogni volta che ci troviamo a giudicare negativamente qualcosa, automaticamente dentro di noi comincia a farsi strada il desiderio che questa cambi, contemporaneamente la mente comincia a ordire i suoi piani. Quando arriva il momento della repressione, il piano migliore escogitato dalla mente diventa una parte importante del nuovo meccanismo. Di conseguenza quando ci troviamo a vivere una esperienza che la mente inconscia valuta con un voto troppo basso sulla scala dei valori descritta sopra, scatta in maniera automatica un meccanismo definito come adattamento coercitivo che ci induce a rimuovere la consapevolezza dell’evento sgradito per riportare il suo voto ad un grado accettabile dello standard immaginario.

Esempio: un bambino di 5 anni è in camera sua che gioca, ad un certo punto entra la madre e lo sgrida perché la sua stanza è in disordine e lo guarda in modo accigliato. Se il bambino trae la conclusione che lui non è degno di amore perché la madre non gli sorride comincia a piangere e sua madre tentenna nella sgridata. Il bambino, notando immediatamente la reazione della madre continua a piangere disperatamente e la madre, sentendosi in colpa e volendo calmarlo, lo prende in braccio e lo consola un po’.

La mente del bambino trarrà questa conclusione: “più agisco come un bambino piccolo e più gli altri mi riterranno degno di essere amato”.

Per un po’ di tempo questo meccanismo darà sicuramente al bambino i risultati voluti, per molti anni infatti quando il bambino piange riesce a attivare nella madre il comportamento da lui desiderato riuscendo a sentirsi amato. Tuttavia con il passare degli anni questo comportamento potrebbe creare all’ex bambino ormai adulto molti problemi, in quanto la maggior parte delle persone non ritiene che un uomo adulto che mette in atto comportamenti infantili sia particolarmente degno di amore.

Appare quindi chiaro quanto un adattamento coercitivo, seppur volto ad innalzare l’esperienza all’interno della scala immaginaria, rischi quasi sempre di ottenere l’effetto opposto, il tutto senza che la persona che mette in atto questo comportamenti ne sia minimamente responsabile.

Nella vita di tutti i giorni questo tipo di adattamenti compulsivi sono conosciuti comunemente come voglie irrefrenabili o bisogni. Molti di noi hanno una o due voglie dalle quali difficilmente ci liberiamo.

Molte persone ad esempio provano l’impulso irrefrenabile di dimostrare di essere meglio degli altri, di bere alcol, di comprare oggetti, di stare continuamente in compagnia, di essere notati ecc. Molti di questi bisogni compaiono soltanto in determinate occasioni, come fumare dopo il caffè o avere il bisogno di bere dopo una lunga giornata di lavoro.

Nel 99% dei casi la soddisfazione di questo genere di impulsi non porta mai a niente di buono, infatti non appena se ne soddisfa uno, ne appare immediatamente un altro e poi un altro e così via, con il rischio di vivere la gran parte del nostro tempo sotto il controllo di questi meccanismi di dualità.

Il senso di vuoto che si sperimenta quando questi meccanismi diventano molto invadenti nella nostra vita lo possiamo definire come “tedio”; è una cosa che tutti abbiamo in misure molto diverse. Non c’è niente di cui colpevolizzarsi se nella nostra vita è presente il tedio, ma è importante incominciare diventare consapevoli di questi meccanismi inconsci per smantellarli e vivere una vita sana.

 

Capitolo 5 “Il Respiro Circolare” (online dal 9 ottobre) >

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