Conoscere i chakra VII

Il primo chakra- seconda parte

Liberamente tratto da “ La psicologia dei chakra” di Anodea Judith

Guarire il primo chakra

Inizialmente è fondamentale comprendere la situazione del rapporto esistente tra una persona ed il suo corpo e con l’ambiente. Le indicazioni fondamentali ci vengono fornite dall’aspetto e dalla forma del corpo e dallo stile con cui ci si relaziona con l’ambiente circostante. Osservare come una persona cammina, parla, si muove, respira o sta seduta ci rivela i modelli interni che sono in azione. Osservando il corpo possiamo vedere una vera e propria dichiarazione fisica dei processi interni come contrazione, espansione, conflitto, gelo, dissociazione o annientamento. Tali stati sono dichiarazioni energetiche a cui si associano determinate emozioni; tali stati cambiano in relazione a quello che accade in un determinato momento.

Quando si lavora sul primo chakra è fondamentale mantenere la persona in contatto con le sensazioni fisiche aiuta a farla lavorare sui propri contenuti rimossi. E’ necessario fare continuamente riferimento ai processi fisici che si sperimentano, per esempio si può chiedere “che cosa prova il tuo corpo quando hai paura?”.

A volte è utile far disegnare il corpo su un grande foglio di carta con delle matite colorate, si dice di disegnare il modo in cui il corpo si sente, senza cercare di creare un qualcosa di realistico. Una persona troppo magra potrebbe disegnare il suo corpo come un pallone gonfiato se è questo il modo in cui si percepisce, oppure una persona spaventata, contratta può disegnare un corpo molto piccolo che occupa soltanto una piccola parte della pagina. Questo esercizio mostra in maniera grafica, non intellettualizzata, quello che avviene dal punto di vista energetico dentro quella persona che ora può osservare forme che fino a quel momento erano inconsce.

Altro processo fondamentale per uscire dalla dissociazione de corpo è quello di ristabilire una comunicazione con lui dando voce alle varie parti che lo compongono.

Ci si distende, si fa rilassare la persona tramite un esercizio che ricorda il Body Scan presente nel protocollo MBSR messo a punto da John Kabat Zinn. Successivamente si chiede alla persona di parlare a nome dei propri organi quando questi vengono interpellati. Ad esempio se il terapeuta dice “testa” il paziente risponde “ Io sono la mia testa e mi sento…”. Quando tutto il corpo ha avuto modo di esprimersi si rilegge al paziente tutto quello che abbiamo scritto senza leggere quale parte del corpo l’ha detto.

Chakra in eccesso e in carenza

È di fondamentale importanza determinare eccesso e carenza all’interno di un chakra prima di agire in qualsiasi modo sulla persona. Un chakra in eccesso godrà di grandi benefici con esercizi di rilassamento e scarico, mentre un chakra in difetto avrà bisogno di esercizi di stimolo che carichino il chakra.

Carica è un termine che deriva dalla bioenergetica che indica l’eccitazione di base del corpo, sentiamo la carica quando siamo arrabbiati, stimolati sessualmente, spaventati e più in generale un qualunque stato emotivo intenso. Si esperisce la carica quando siamo in pericolo di vita, quando proviamo un profondo contatto spirituale ecc.

Alcuni aspetti relativi alla nostra infanzia contengono una grande carica positiva o negativa che ci rende ipersensibili ad aspetti che hanno molta carica e possiamo reagire in modo eccessivo o evitare in modo compulsivo tali situazioni. Possiamo richiamare la carica tramite esercizi di radicamento, aumentando la respirazione, con le visualizzazioni ecc. Aumentare la carica aumenta la consapevolezza del proprio corpo aumentandone la vitalità. Se una persona è depressa o appare con un corpo debole e privo di forma, è necessario aumentare la carica per dargli un senso di benessere. La depressione in sintesi è uno stato di sottocarica, una mancanza di eccitazione.

Carenza

Un primo chakra carente è contratto, vuoto, debole; tale contrazione spinge la persona verso l’interno, come se stesse cercando di rendersi il più piccola possibile. Una persona può spingere la propria energia verso l’alto, il centro o il baso. Se la contrazione spinge verso l’alto il primo chakra è svuotato e la persona perde le sensazioni in quella parte del corpo. Chi ha un primo chakra carente non riconosce l’importanza del corpo, potrebbe avere un corpo eccessivamente poco tonico, trascurare l’igiene o il vestire ecc. I chakra carenti devono essere radicati dinamicamente e rispondono bene al lavoro svolto in piedi e all’uso di esercizi che caricano il corpo.

Eccesso

Un primo chakra in eccesso si sente pesante, è solido ma troppo pesante. Il corpo può essere ampio e denso con eccessi di peso soprattutto intorno ai fianchi, sulle cosce e sulle natiche. Se non c’è un problema di peso ci sarà un problema legato alla rigidità muscolare che rende il corpo resistente ai cambiamenti. Mentre il carente si agita molto, la persona con eccesso del primo chakra riesce a non muoversi mai, può lamentarsi di rigidità, indolenza, noia, timore dei cambiamenti o dell’incapacità di alzarsi da terra. Ama le routine, la sicurezza ed il possesso delle cose. Non è interessato alle cose spirituali, preferisce la concretezza, il suo aspetto è curato ed i suoi confini sono molto rigidi.

Chakra equilibrato

Quando il primo chakra è equilibrato e solidamente radicato e dinamicamente vivo, ha dei confini ben chiari ma non rigidi, sa espandersi e contrarsi, si sente bene con il suo corpo.

Valutazione storica                                                     

Per comprendere gli eventuali eccessi e carenze del primo chakra è importante conoscere alcuni aspetti della prima parte della nostra vita. L’esperienza di allattamento, della prima infanzia, cosa succedeva nella nostra famiglia in quel periodo (malattie gravi, difficoltà varie, che tipo di cure e nutrimento venivano dalla madre, il rapporto della madre con il proprio corpo, esistenza di minacce per la nostra sopravvivenza o per la sopravvivenza della nostra famiglia).

Di solito il rifiuto e la trascuratezza provocano delle carenze per cui al sistema non arriva abbastanza energia per costruire delle solide fondamenta; stress, soffocamento o pericoli più numerosi creano un eccesso.

Alle volte due persone reagiscono in maniera opposta alla stessa violenza, una elimina il contatto con il corpo e l’altra si dedica solo a quello.

I problemi persistenti ci danno sempre un indizio del processo in atto:

“ ho sempre problemi di salute”, “non riesco ad ingranare”, “ho sempre paura”, “ sono sempre senza una lira”; questo tipo di problemi solitamente indica problemi di eccesso o carenza.

Strategie generali

Il primo chakra rappresenta la nostra realtà fisica, quando questo è danneggiato è compromessa la qualità della nostra relazione con il mondo fisico; quindi tanto nei casi di carenza quanto in quelli di eccesso il procedimento di guarigione passa tramite la creazione di una nuova relazione con la nostra fisicità, con la terra e con l’ambiente circostante.

Per lo schizoide con primo chakra carente è importante creare una relazione con il corpo affermativa e piacevole, sono consigliati massaggi (per spezzare l’armatura del corpo contratto tramite una esperienza piacevole) ed esercizio fisico per pompare energia attraverso il corpo creando un senso di connessione con esso.

E’ importante abituare la persona a far riferimento alle sue sensazioni corporee mentre parla o si muove “cosa accade nel tuo ventre mentre mi racconti questo?”, “hai notato come cambia il tuo respiro quando mi parli di tua madre?”. Ogni emozione ha la sua sensazione fisica di riferimento, quando la risposta fisica viene chiarita, quando questa viene chiarita, la sensazione può essere intensificata esagerando quella risposta oppure alleggerita tramite una risposta uguale o contraria “Irrigidisci ancora di più il collo”. Intensificando l’emozione la aiutiamo a passare dall’inconscio al conscio dove può essere esaminata ed elaborata. Alle volte alcune sensazioni negative possono essere alleggerite istruendo la persona a compiere il movimento opposto; cambiare i movimenti del corpo in questa maniera facilita una risposta catartica.

In caso di traumi molto pesanti è necessario lavorare prima sul radicamento per poi passare a questa fase di liberazione.

La struttura fisica e quella emozionale sono interdipendenti, es. cambia una cambia l’altra, un cambiamento nella struttura fisica aiuta a sorreggere una nuova risposta emotiva e il cambiamento nell’esprimere le nuove emozioni aiuta a sostenere delle nuove posizioni fisiche.

Lavorare sui piedi

Si può lavorare sui piedi direttamente (massaggio, arcuare e flettere, scalciare ecc.) o lavorare mentre si sta in piedi lavorando con le palle per massaggiare i piedi ad esempio, o semplicemente rimanendo in piedi senza scarpe cercando di esperire le sensazioni legate al radicamento aumentando la pressione dei piedi contro il pavimento aiutando l’energia a s correre attraverso il corpo scaricandosi a terra.

Quando questa prima parte del lavoro con i piedi è stata fatta si chiede alla persona di stare in piedi scalza e di fare esperienza dei suoi piedi come sostegno del peso del corpo e di percepire la consistenza del terreno sotto i piedi. È fondamentale chiedere a spesso al paziente cosa sente mentre fa questo tipo di lavoro.

Stare in piedi durante una seduta di psicoterapia aumenta l’energia fisica, nega la passività e sostiene l’indipendenza; l ostare in piedi fa uscire la persona dallo stadio infantile e fa emergere la parte adulta.

Anche per il terapeuta è importante osservare la postura della persona sia quella conscia (quella che teniamo quando siamo osservati) che quella inconscia (che teniamo senza riflettere).

Esercizio di radicamento

  • Sistemare i piedi ben aperti con le ginocchia leggermente flesse e le dita aperte e fare pressione con i piedi contro il pavimento come per spaccarlo.
  • Mantenere la posizione mentre il terapista spinge contro il suo sterno piantando i piedi bene a terra.
  • Chiedere di piegare e addrizzare le ginocchia più volte inspirando quando si piega ed espirando quando si raddrizza.
  • Le gambe inizieranno a tremare ad indicare l’energia che scorre nelle gambe e nei piedi, il tremore aumenterà continuando a fare l’esercizio. Questa energia può essere usata per far rivivere parti del corpo  che sono “morte”, la si può direzionare verso l’alto o dove vogliamo.
  • Osservare come reagisce la persona a questo aumento di carica, se nasce ansia bisogna elaborarla o diminuirla rallentando o interrompendo l’esercizio rimanendo fermi e interrogando la persona sulle sensazioni che prova il corpo per farla accedere al suo vissuto.
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Tecniche di regressione

Usando le tecniche di respirazione circolare o rebirthing, tramite un certo tipo di respirazione da praticare in posizione distesa è possibile sbloccare i blocchi energetici contenuti all’interno del corpo, far riemergere ricordi di vario genere che possono risalire anche all’utero ed alle esperienze di parto.

Il respiro olotropico inventato da Grof aiuta a rilasciare le tensioni profonde trattenute nel corpo.

Questo tipo di tecniche vanno fatte con persone molto esperte perché sono tecniche potenti e gli esiti delle sedute devono poter essere condivisi con un professionista adeguato.

Esistono anche esercizi più semplici e meno impegnativi per lavorare con gli stadi della prima infanzia:

  • Far sdraiare il cliente con la schiena a terra e le gambe flesse con i piedi che spingono contro il terreno.
  • Facilitare il rilassamento tramite la respirazione profonda e portare la persona a spingere i piedi contro il pavimento.
  • Chiedere al cliente di sollevare le gambe e farle ondeggiare come farebbe un infante al contempo si possono far emettere suoni non articolati che aiutano ad arrendersi al movimento dell’energia.
  • Poi in balconcino rovesciato per arrivare al tremore e si incoraggia la persona ad arrendersi al tremore continuando a respirare.
  • Dopo aver accumulato questa carica si chiede alla persona di scalciare con ginocchia piegate e distese, anche qui il suono aiuta questo fino a che il cliente non è stanco e si riposa.

Questo tipo di esercizio va bene per scaricare la rabbia di fondo e per rompere la rigidità, non va bene per l’abbandono e la mancanza di cure.